Valtellina Soccorso. Terrore e solidarietà nel racconto di una volontaria a Bergamo

ALBOSAGGIA – E’ toccante il racconto di una mamma di Albosaggia, soccorritrice per la Valtellina Soccorso, che dopo essere stata a Bergamo ha messo nero su bianco l’incredibile esperienza.

“Ho aspettato di passare la notte per “metabolizzare” tutte le emozioni che ho provato ieri a Bergamo e scrivere qualcosa. Pare che questo non sia servito – scrive sulla sua pagina Facebook Fabia MoltoniTutto quello che posso scrivere non renderà mai l’idea di quello che ho visto e ho provato. Mai avrei pensato di vivere una situazione del genere, nonostante per anni ho fatto soccorso, per anni ho vissuto interventi e situazioni strane, ma non questo. Per questo non si è mai pronti”.

La donna ha raccontato di aver visto situazioni da film. “Ho visto il terrore negli occhi dei cittadini, ho visto la vera faccia della solidarietà e del volontariato, ho visto una città piegata da un nemico invisibile, l’esercito in strada – racconta – Entrare in una famiglia dove pochi giorni prima è morto il papà, tu porti via la mamma e i figli sono entrambi ammalati. Ho visto il terrore negli occhi di quella donna che, nonostante la situazione, ha salutato la figlia con eleganza, con forza, la forza che una mamma cerca di avere per tutelare i suoi figli e non farli preoccupare. Poi mentre vai a sirene verso l’ospedale ti guarda e ti dice: “ho paura”. E tu non sai cosa dire, le stringi la mano e con quel gesto cerchi di darle quel poco di forza che ti è rimasta, un po’ di speranza. Mentre gli occhi, sotto maschere sterili, dicono tutto quello che non riesce ad uscire dalla bocca”.

Fabia Moltoni lancia poi un appello. “La situazione sta migliorando, vero – dice – Ma tutta questa gente, noi, non saremo più gli stessi. Troppa gente quando torno in valle mi dice: “Ma è vero che la situazione è così grave? Non stanno ingrandendo tutto? Non è esagerato tutto questo?”. Il cuore mi si spezza. Possibile che se non tocchiamo il terrore all’interno del nostro piccolo nucleo famigliare, se non tocca noi in prima persona, non riusciamo a capirlo tramite l’esperienza degli altri? È una guerra. State a casa e ringraziate ogni giorno di non aver toccato con mano questo terrore. Noi usciamo, noi lottiamo. Voi state a casa. Prima o poi tutto finirà. Ma credeteci, in casa siete al sicuro”.