Lombardia. La Lega torna Nord, Pedrazzi “sfotte” il consigliere Mammì

MILANO – Se non hai il marchio DOC – in questo caso quello comune a Sassella e Pizzoccheri – non puoi parlare dei problemi legati alla montagna e, tantomeno, di quelli delicatissimi della sanità alpina dove, ci si augura, più che all’appartenenza territoriale o politica sarebbe meglio guardare al titolo di studio.

Questa, almeno, sembrerebbe la posizione del consigliere Simona Pedrazzi – in forza alla Lega per Salvini, per l’occasione tornata al vecchio Nord di padana memoria – che ha ipotizzato, nel corso della discussione sulla mozione Violi riguardante l’ospedale Morelli, che il collega Consolato Gregorio Mammì, reo di aver sostenuto l’emendamento a favore dell’ospedale di Sondalo, non fosse in grado, a causa del suo cognome, di occuparsi di montagna. “Mi rende sconcertata – così Pedrazzi – che il consigliere Mammì possa capire i problemi della montagna, mi chiedo come possa conoscerne le criticità se l’ha vista solo in cartolina e magari pure rovesciata”.

A risponderle è stato proprio Mammì, calabrese di nascita ma lombardo d’adozione: “Questo attacco mostra ‘il vero volto della Lega’. In pratica, si travestono da nazionalisti ma in realtà pensano ancora alla secessione Lombarda, in questo caso alla secessione territoriale”.

Michele Broggio