Falck. In un caso cromo oltre i limiti di legge, il giudice De Rosa: “Non probante”

NOVATE MEZZOLA – La quantità di cromo esavalente presente nei siti di bonifica dell’area ex Falck è inferiore ai limiti di legge: questa, nella sostanza, la motivazione che ha portato al proscioglimento dei 13 imputanti nel processo incaricato di appurare eventuali reati ambientali – e non solo – commessi nel sito di lavorazione dell’acciaio a Novate Mezzola.

Per legge la concentrazione di cromo esavalente consentita è di 5 microgrammi al litro. La commissione riunitasi a Milano nel 2004 – presenti i rappresentati di Regione Lombardia, Provincia di Sondrio, Comunità montana della Valchiavenna, comuni di Novate Mezzola e Samolaco, Asl di Sondrio e Arpa Lombardia – ha però ritenuto, appellandosi ad un’altra normativa, di fissare la soglia sotto la quale la bonifica potesse dirsi effettuata a 30 microgrammi per litro.

Se, nel corso di un anno, le concentrazioni fossero risultate sempre inferiori al tetto di soglia indicato dalla commissione – come accaduto – l’area sarebbe risultata bonificata. Se, invece, i dati avessero indicato concentrazioni più elevate si sarebbe dovuto procedere a nuove misurazioni. Gli interventi per abbattere le concentrazioni di cromo erano previsti solamente nel caso che le quantità eccedessero i 50 microgrammi per litro.

Dai dati emersi grazie al campionamento effettuato con i piezometri – e presentati in tribunale in occasione dell’udienza di incidente probatorio del 2018 – in alcuni casi il limite di 5 microgrammi per litro è stato superato ma solamente nella campionatura del settimo piezometro si sono riscontrare concentrazioni superiori ai 30 microgrammi per litro – 30,2 nell’estate del 2017 e 34,1 nell’autunno dello stesso anno.

A rendere nulla la bonifica sarebbe bastato un solo dato superiore ai 30 microgrammi per litro ma il giudice Antonio De Rosa, nelle motivazioni che hanno portato al proscioglimento di tutti gli imputati, ha ritenuto che il piezometro numero 7 non fosse probante “Perché il campionamento si è limitato a captare solo lo strato d’acqua più superficiale, cioè quello maggiormente a contatto con le scorie inquinate e dunque non utile per valutare l’effettiva contaminazione da cromo esavalente di tutta la falda”.

In base alle motivazioni, poi, nell’area ex Falck sono conservati concentrazioni di cromo esavalente poco elevate, tali da consentirne la catalogazione come “rifiuto speciale non pericoloso”. Resta ancora da capire se la procura deciderà di fare ricorso alla sentenza rivolgendosi alla Corte di Cassazione.

Michele Broggio

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