Storia. Tornitore-schiavo dei nazisti, Livio Peregalli lascia la lista dei compagni di prigionia

ROGOLO – Questa è una di quelle storie dimenticate che riemergono grazie al ritrovamento di vecchi scritti, gelosamente conservati dalla famiglia, ma che meritano di tornare ad essere patrimonio di tutto il paese.

Livio Peregalli, classe 1920 di Rogolo, figlio di Peregalli Rocco e Betti Disolina, parte per il fronte francese l’11 giugno 1940 con il 5° Reggimento Alpini, Battaglione Val D’Intelvi.

Dall’11 novembre è sul fronte greco-albanese nel Battaglione Morbegno. In seguito a combattimento riporta una ferita da scheggia di granata per la quale è ricoverato nell’ospedale militare. La degenza e la lunga convalescenza gli evitano la partenza per la campagna di Russia. Viene poi destinato alle operazioni di guerra sul fronte italo-jugoslavo in collaborazione con le forze germaniche.

Dopo la dichiarazione di armistizio, 8 settembre 1943, la collaborazione cessa di esistere e tutti i militari italiani che non accettando di combattere coi nazisti vengono destinati alla deportazione in Germania.

Per Livio si aprono le porte dello Stalag X-A nella regione dello Schkeswig-Holstein, nei pressi della città di Kiel, Germania settentrionale al confine con la Danimarca. La città di Kiel si affaccia sul mar Baltico.

Oltre al campo principale esistono diversi Arbeitskommandos (distaccamenti di lavoro). I prigionieri appartengono a diverse nazionalità: francesi, polacchi, britannici, sovietici, belgi e italiani. Nel gennaio del 1945 erano circa 23.000.

Dai documenti Livio è impiegato come operaio schiavo, dal ottobre 1943 al maggio 1945, alla fabbrica di componenti nautici Hagenuk Neufeldt & Kuhnke di Kiel con la qualifica di tornitore.

In alcuni fogli dattiloscritti, probabilmente redatti nei giorni immediatamente successivi alla liberazione da parte delle forze alleate, vengono descritti da Livio o da un compagno i terribili anni della prigionia. Contengono episodi e patimenti inenarrabili.

Con questi c’è anche una lista degli “indimenticabili camerati sempre uniti tutti nelle miserie della prigionia e nella gioia della liberazione e nella felicità del ritorno” che è importante pubblicare così che possa essere utile ai discendenti di questi ragazzi, uniti da un difficilissimo destino, per ricostruire memorie perdute.