Psicologia. Perché la guerra? La speranza di trovare una risposta

Amazon.it: Warum Krieg?: Ein Briefwechsel: 20028 - Einstein, Albert, Freud, Sigmund - LibriPerché la guerra? Warum Krieg? (1932). È una domanda che Einstein pone a Freud, nel corso di un loro denso scambio epistolare avvenuto alle soglie dell’affermazione nazista in Germania e della Seconda Guerra Mondiale.

Oggi, nel marzo 2022, è una domanda alla quale nessun individuo al Mondo è ancora in grado di dare una risposta. È una domanda che ci perseguita, che ci interroga profondamente sull’umanità. Sulla guerra e sulle guerre sono state scritte miliardi di parole. Parole che oggi, di fronte ad un ennesimo conflitto armato, ci paiono vuote ed inutili. Sono state analizzate le cause politiche, economiche, religiose che supportano un conflitto; sono state teorizzate spiegazioni di natura sociale, antropologica e psicologica che cercano di dare un fondamento scientifico alla predisposizione umana al conflitto. La storia dell’uomo è intrisa di eventi bellici, di varia portata ed entità. Abbiamo avuto molteplici occasioni di studiare il fenomeno, da ogni punto di vista possibile: dei perseguitati, delle vittime civili, dei prigionieri, dei soldati, degli ufficiali che hanno preso le decisioni e persino dei dittatori che le hanno imposte. Eppure, per quante cose possiamo sapere sulla guerra, ne rimangono altre mille senza spiegazione. Per quanta consapevolezza possiamo avere del fatto che il fenomeno sia fuori dalla nostra portata di comprensione, siamo spinti a voler capire e razionalizzare come si possa, nel mondo attuale e vicino a noi, essere in guerra.

Guerra Ucraina: Oksana Lyniv "non restate in silenzio" - telesanterno.itLe immagini e le notizie che arrivano da Kiev e dall’Ucraina hanno suscitato in tutti noi una vastissima gamma di emozioni e sentimenti connessi. Credo che se ne possano identificare principalmente tre, che sebbene in forma e misura differente da individuo a individuo, ci accomunano tutti.

La prima è senza dubbio la paura. La paura è l’emozione predominante che proviamo quando non abbiamo accesso alla comprensione di un fenomeno. O quando un fenomeno è di per sé incomprensibile e imprevedibile. Non a caso la paura trova le sue fondamenta nell’ignoto, nella rottura dell’equilibrio, nella crisi intesa come spaccatura imprevedibile di una situazione sicura e conosciuta. La paura ci pone nella condizione di scegliere, più o meno consciamente, tra due strategie d’azione: l’attacco o la fuga. Attacco inteso come moto d’azione volto a fronteggiare la situazione stessa e fuga intesa anche come distacco dalla situazione, negazione, difesa.

Didattica a distanza: disadattamento, frustrazione, opportunitàAlla paura si accosta la frustrazione: il senso di impotenza che percepiamo di fronte ad uno scenario bellico come quello a cui stiamo assistendo è devastante. L’altra faccia della medaglia della frustrazione è la consapevolezza: più siamo consapevoli di non poter agire in alcun modo per sovvertire il sistema, più ci sentiamo frustrati e impotenti. Sapere di essere cittadini di un mondo libero dove però la libertà di tutti può venir minacciata e messa a repentaglio con estrema facilità, ci rende estremamente consapevoli di quanto in realtà poco liberi siamo.

A questi sentimenti si accompagna anche un altro tipo di frustrazione: alla nostra capacità empatica di riconoscere un’ingiustizia subita da altri, si affianca l’amara rassegnazione di non poter contrastare in modo significativo la situazione. Siamo impotenti, siamo irrilevanti, siamo inutili di fronte ad uno scenario più grande di noi.

In parallelo a questi moti di spirito negativi, troviamo la pietà nella sua accezione di sentimento di amore, rispetto e compassione per le altre persone. La pietà così espressa, la capacità di indignarsi e arrabbiarsi per la violazione dei diritti altrui e per i soprusi subiti da altri, così come il desiderio di tradurre in pensieri e azioni di vicinanza emotiva, di aiuto e di solidarietà nei confronti di chi subisce, è ciò che ci consente di contrastare la guerra.

Finché l’uomo soffre immensamente per una sofferenza subita da altri, abbiamo motivo di chiederci perché la guerra? e abbiamo ancora la speranza di trovare una risposta.

L’autrice

Dott.ssa Elisa Tagliaferri
Psicologa Clinica

(Ordine degli Psicologi della Lombardia, n. 22232)

elisatagliaferri.psicologa@gmail.com