Rubrica. Pedagogia, i benefici dell’educazione all’aria aperta

BELLANO – Prosegue settimanalmente la rubrica affidata alla pedagogista clinica Claudia Ferraroli.

Educare all’aria aperta
Da qualche tempo ormai si parla di outdoor education, ovvero la possibilità di fare educazione all’aperto per scuole ed università. I luoghi in cui si può fare questo tipo di esperienza possono essere il cortile o il giardino della scuola, una fattoria, un parco, un bosco, in riva al fiume o al mare, in montagna etc.

I benefici di questo tipo di proposta sono largamente dimostrati: stare all’aperto migliora la salute dei bambini, per esempio aumentando il livello di vitamina D, aumenta le capacità visive, induce maggior movimento e di conseguenza abbassa l’incidenza di obesità, stress, rabbia ed aggressività. Il cervello viene continuamente ossigenato con ricadute positive sull’attenzione e le capacità osservative. Promuove le competenze sociali ed emotive, favorisce un apprendimento di tipo esperienziale. Induce nelle giovani generazioni una maggior cura verso l’ambiente, favorisce il gioco creativo.

La prof.ssa Marcella Danon nel suo libro ” Clorofillati- ritornare alla natura e rigenerarsi” edito da Feltrinelli racconta che nel 2002 in un convegno a Filadelfia sono statti presentati i risultati di una ricerca che ha dimostrato che l’incremento di attività in natura riduce i sintomi da deficit dell’attenzione nei bambini in età scolare. Anche a Tokyo, in Svezia e nel Regno Unito sono stati compiuti numerosi studi sui benefici dello stare all’aria aperta, come lo sviluppo della creatività e la capacità di affrontare e risolvere i problemi. Stare in natura pertanto ci fa sentire vivi, attivi e vitali.

Dunque perché non approfittare della situazione contingente che vede i bambini e i ragazzi sacrificati molte ore seduti e con una mascherina sulla bocca, per portarli all’aria aperta a fare lezione?

Fra l’altro stare all’aperto riduce i rischi da contagio covid-19!

Già alla fine degli anni ’50 in Sardegna un illuminato provveditore agli studi portava la scuola nei territori disagiati attraverso un autobus attrezzato con 20 posti a sedere ,11 scrittoi, un autista, un maestro, una lavagna girevole, un proiettore, un giradischi, radio, cucina a gas e tavolinetti portatili per fare lezione all’aperto. Il Paidobus, così si chiamava questa aula ambulante, si prefiggeva così di combattere l’analfabetismo e lo faceva nel migliore dei modi: all’aria aperta!

Per finire una proposta pratica: l’architetto, specializzato in spazi ludici, Maurizio Fusina, galbiatese, ha ideato un banco portatile per la scuola: lo sbanco. Un’idea che è nata in un contesto di emergenza, ma che si propone come un prodotto lungimirante di una scuola in profonda trasformazione, una scuola che contempla anche i luoghi all’aperto come nuove aule.

Scriveva la Montessori:

” … sei i bambini sono a contatto con la natura, allora, viene la rivelazione della loro forza…”

Claudia Ferraroli
Pedagogista clinica

Se avete qualche argomento relativo alla crescita del bambino che vorreste veder affrontato in questa rubrica, scrive a claudiaferraroli832@gmail.com.